Abbigliamento Yoga: la frontiera della sostenibilità nelle nuove tendenze moda

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abbigliamento yoga

Lo sai che l’industria dell’abbigliamento è seconda solo a quella petrolifera in quanto a livello di inquinamento prodotto? E tu quanto contribuisci a inquinare il nostro pianeta con l’abbigliamento che usi per un allenamento di yoga?

Se la risposta contempla una tua responsabilità in termini di impatto negativo, sappi che puoi riequilibrare la situazione con la moda sostenibile.

Un approccio che mette al centro la consapevolezza ambientale e sociale lungo l’intera catena di produzione, dalla coltivazione delle materie prime fino allo smaltimento dei capi.

Nel contesto yoga, l’abbigliamento sostenibile assume un significato ancora più profondo, poiché si allinea perfettamente con i valori di consapevolezza, rispetto e armonia con il mondo che gli sono propri.

Mentre sempre più persone abbracciano lo stile di vita yoga e si rendono conto dell’importanza di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, la domanda di capi eco-friendly ed eticamente prodotti è in costante crescita.

Ecco perché l’industria della moda yoga sta abbracciando sempre più la sostenibilità come pilastro fondamentale della sua filosofia.

Ed ecco perché, quando scegli un capo da indossare durante le tue sessioni, non guardare solo alla sua bellezza e confortevolezza, ma anche al tuo contribuito al rispetto e alla salvaguardia del mondo. Un asana alla volta!

L’ascesa dello yoga e l’impatto ambientale dell’abbigliamento sportivo

Lo yoga è ormai una pratica diffusa in tutto il mondo, con milioni di persone che lo abbracciano per i suoi benefici fisici, mentali e spirituali.

Questa crescente popolarità ha portato ad un aumento significativo della domanda di abbigliamento sportivo “ad hoc”.

Ma, dietro lo “scintillio” della moda si nasconde un impatto ambientale significativo: secondo i dati della Ellen MacArthur Foundation, l’industria tessile contribuisce per il 20% all’inquinamento dell’acqua dolce e rilascia circa il 10% delle emissioni globali di carbonio. Inoltre, si stima che l’industria della moda consumi circa il 25% dei prodotti chimici utilizzati a livello globale.

Inoltre, l’utilizzo eccessivo della terra per la coltivazione di cotone e la produzione di tessuti sintetici contribuisce alla deforestazione e alla desertificazione.

Altro punto critico è lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche tessili, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove le norme lavorative sono spesso trascurate e i salari sono insufficienti per garantire un tenore di vita dignitoso. Secondo dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), circa il 60% dei lavoratori nell’industria tessile sono soggetti a condizioni di lavoro precarie e sfruttamento.

L’Italia è uno dei principali produttori di tessuti e abbigliamento a livello mondiale, con un’industria tessile consolidata e rinomata per la qualità dei suoi prodotti.

Tuttavia, anche il nostro Paese affronta sfide legate alla sostenibilità: secondo dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), l’industria tessile italiana è responsabile di circa il 5% delle emissioni totali di gas serra del paese.

Inoltre, noi importiamo una quantità significativa di materie prime tessili da paesi esteri, contribuendo indirettamente all’impatto ambientale legato alla produzione.

La moda sostenibile e i suoi principi chiave

I principi chiave della moda sostenibile includono:

  • utilizzo di materiali ecocompatibili, naturali, biologici e riciclati, così da ridurre la dipendenza da risorse non rinnovabili e limitare l’inquinamento causato dall’estrazione e dalla lavorazione dei materiali
  • pratiche di produzione etiche. Le aziende di moda sostenibile si impegnano a garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose per i lavoratori lungo l’intera catena di produzione, rispettando i diritti umani e combattendo lo sfruttamento e il lavoro minorile
  • approccio circolare. La moda sostenibile promuove un modello circolare di produzione e consumo, che mira a ridurre gli sprechi e prolungare il ciclo di vita degli indumenti attraverso il riciclo, il riutilizzo e il ripristino.

Da ciò derivano i vantaggi di questo approccio, significativi per l’ambiente, la società e l’economia:

  • riduzione dell’impatto ambientale.
  • miglioramento delle condizioni sociali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
  • stimolo all’economia circolare, che punta anche al riutilizzo e alla riparazione degli indumenti, contribuendo a ridurre gli sprechi e a promuovere una maggiore efficienza economica.

La trasparenza e la tracciabilità sono fondamentali nella filiera produttiva degli indumenti sostenibili, poiché consentono ai consumatori di fare scelte informate e responsabili.

Le aziende di moda sostenibile dovrebbero fornire informazioni dettagliate sulla provenienza dei materiali, sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche e sulle pratiche di produzione utilizzate.

L’abbigliamento yoga come esempio di moda sostenibile

Come detto, l’abbigliamento yoga si presta particolarmente bene ad essere realizzato con materiali e pratiche sostenibili per diverse ragioni.

Innanzitutto, la pratica dello yoga promuove una connessione profonda con la natura e un senso di armonia con l’ambiente circostante, il che rende naturale l’interesse per capi realizzati in modo eco-friendly.

Inoltre, l’abbigliamento yoga richiede tessuti confortevoli, traspiranti e adatti al movimento, caratteristiche spesso associate ai materiali naturali e biologici.

Le caratteristiche chiave dell’abbigliamento yoga sostenibile includono, oltre il già citato utilizzo di fibre naturali e biologiche (il cotone biologico, il bambù, il tessuto di canapa) e il ricorso a pratiche di produzione a basso impatto (come l’impiego di tinture naturali), anche:

  • la produzione locale, che riduce l’impatto ambientale legato al trasporto e alla logistica
  • la durabilità dei capi, che promuove un approccio alla moda basato sulla longevità e sulla riduzione degli sprechi.

Quali sono questi brand di abbigliamento yoga sostenibili?

PrAna, ad esempio. Fondata nel 1992 a Carlsbad, California, da Beaver e Pam Theodosakis, il marchio è nato dall’esigenza di creare abbigliamento versatile e sostenibile per l’arrampicata e lo yoga, discipline molto amate dai fondatori. PrAna utilizza materiali come cotone biologico, lana responsabile, tessuti riciclati e canapa, e ii suoi capi sono certificati Fair Trade e aderiscono agli standard bluesign®, che assicurano che i prodotti siano realizzati in modo sostenibile e sicuro per l’ambiente e i lavoratori. In più l’azienda è attivamente coinvolta in iniziative volte a migliorare le condizioni di lavoro nei paesi di produzione e supporta comunità locali attraverso vari programmi di responsabilità sociale.

E anche Patagonia, pur non essendo specificamente un marchio di abbigliamento yoga. Nata nel 1973, con sede a Ventura, California, per mano di Chouinard, appassionato alpinista, con l’intento di creare attrezzature per l’arrampicata durature e rispettose dell’ambiente. E allora perché la citiamo? Perché offre una vasta selezione di capi adatti alla pratica realizzati con materiali sostenibili e produzione etica. Infatti, l’azienda utilizza cotone biologico, poliestere riciclato e lana certificata, oltre ad investire in tecnologie innovative, come il tessuto Yulex, alternativa sostenibile al neoprene. È anche nota per il suo programma Worn Wear, che promuove il riutilizzo e la riparazione degli indumenti, e per il programma “1% for the Planet”, che destina l’1% delle vendite a cause ambientali.

Nella lista anche Manduka, fondata nel 1997 da Peter Sterios, un architetto e insegnante di yoga. L’ispirazione per il marchio è nata dall’esperienza del suo creatore con un tappetino yoga innovativo che gli offriva comfort e stabilità superiori. Manduka è diventata così uno dei leader di tappetini yoga al mondo, grazie alla loro durevolezza e alle prestazioni superiori. Vengono utilizzati materiali eco-friendly come gomma naturale raccolta responsabilmente e senza PVC, e tessuti riciclati, che le consentono di garantire a vita molti dei suoi prodotti, come i PRO series, fatti per durare decenni, riducendo così i rifiuti. L’azienda inoltre promuove pratiche sostenibili attraverso tutta la sua catena di fornitura e produzione, e sostiene varie iniziative ambientali per ridurre l’impatto della plastica e migliorare la salute del pianeta.

Tendenze emergenti nella moda yoga sostenibile

Le nuove tendenze del settore?

Non solo fibre naturali come il cotone biologico e il bambù, ma anche materiali innovativi come il Tencel (lyocell), una fibra derivata dalla polpa di legno sostenibile, e il rPET (polietilene tereftalato riciclato), prodotto dalle bottiglie di plastica riciclate, che offrono prestazioni elevate e un ridotto impatto ambientale.

E in più l’upcycling, un approccio creativo che consiste nel trasformare vecchi materiali o capi di abbigliamento in nuovi prodotti di maggiore valore, così da ridurre i rifiuti e conferire unicità ai capi.

Rilevante per l’abbigliamento yoga anche la tendenza del design minimalista, che enfatizza linee pulite, funzionalità e durabilità.

Come puoi fare scelte sostenibili quando acquisti abbigliamento yoga?

  1. Verifica le certificazioni: cerca certificazioni come GOTS (Global Organic Textile Standard) per il cotone biologico, Oeko-Tex Standard 100 per i tessuti privi di sostanze nocive e Fair Trade per la produzione etica
  2. Scegli materiali sostenibili come quelli già citati
  3. Opta per marchi che forniscono informazioni dettagliate sulla loro catena di fornitura, pratiche di produzione e condizioni di lavoro
  4. Investi in capi di alta qualità che durano nel tempo, riducendo così la necessità di acquisti frequenti
  5. Supporta l’economia locale.

Conclusioni

Lo yoga non è solo una pratica fisica, ma una filosofia di vita che promuove il rispetto per sé stessi e per l’ambiente.

Scegliere abbigliamento yoga sostenibile riflette questi valori, aiutando a costruire un futuro più verde.

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